Intervista a Luigi Roth, presidente Fondazione Fiera Milano, nei giorni di inaugurazione del Nuovo Polo fieristico di Rho-Pero
Come è nata l'idea di trasformare il sistema fieristico milanese?
Lo spostamento della struttura espositiva lontana dal centro della città e l'aumento degli spazi espositivi di Fiera Milano sono progetti già nell'aria sin dagli anni Sessanta, con differenti ipotesi al vaglio. Il progetto comincia poi a concretizzarsi con l'Accordo di Programma del 1994, che prevede la costruzione di un nuovo insediamento fieristico. Da quel momento, grazie anche al passaggio delle competenze "fieristiche" dallo Stato alle regioni, il progetto prende un'accelerazione decisiva.
Nel 1997 inizia un primo allargamento con i tre nuovi padiglioni del Portello, la "stecca" che si collega al quadrilatero della Fiera e si allunga verso nord ovest, in direzione delle autostrade. Utile in quel momento, ma che avrebbe fatto fronte solo parzialmente al problema: anche con questa aggiunta, infatti, non potevano essere soddisfatte del tutto le crescenti esigenze di funzionalità e di modernizzazione dell'impianto; e restava in ogni caso aperta la questione della viabilità cittadina e della mancanza di parcheggi.
All'avvio del progetto, la vecchia Fiera di Milano ha cambiato il suo assetto societario. Che cos'è oggi il Gruppo Fondazione Fiera Milano? Quali le ragioni del cambiamento?
Nel 2000, con l'appoggio della Regione Lombardia, viene creata Fondazione Fiera Milano, una fondazione di diritto privato che nasce dall'Ente Autonomo Fiera Internazionale di Milano. Così il vecchio Ente Fiera diventa un Gruppo, suddiviso in due realtà distinte: Fondazione Fiera Milano, holding capogruppo, e Fiera Milano Spa, operativa nella gestione del sistema fieristico (quasi 80 manifestazioni all'anno, con oltre 30.000 espositori e oltre 4,5 milioni di visitatori). Poco dopo nasce Sviluppo Sistema Fiera, società di engineering e contracting per grandi opere e valorizzazioni territoriali, creata allo scopo di seguire l'intero processo di trasformazione del sistema fieristico milanese: la realizzazione del Nuovo Polo di Rho-Pero, la riqualificazione di parte del quartiere storico a Milano e il nuovo assetto del Polo Urbano.
Il cambiamento iniziale è servito a dare a Fondazione Fiera Milano una funzione imprenditoriale. Questo ha rafforzato il ruolo della Fiera, sia come soggetto economico che incide positivamente nell'andamento dell'economia della regione e del Paese, sia come promotore di iniziative di sviluppo autonome e insieme coordinate con le istituzioni, nell'interesse della collettività.
Come si è trasformata la Fiera di Milano?
Quella della Fiera è una realtà che merita attenzione, innanzitutto perché rappresenta, grazie al suo indotto, il primo operatore economico lombardo. E poi perché è un'azienda che incide sui fattori di sviluppo della città di Milano: il territorio e la vita dei cittadini, la cultura, la società, le imprese. Per continuare a crescere, ha dovuto affrontare un grande cambiamento: in primis lo spostamento della maggior parte dell'attività fieristica nell'immediata provincia milanese, in una nuova struttura più grande e funzionale, oggi completata: il Nuovo Polo a Rho-Pero. Una parte della Fiera attuale, invece, resta a Milano, a ospitare manifestazioni fieristiche più "leggere" quanto a impatto sulla città, mentre l'altra parte viene dismessa e ceduta a partire dal 2006, dopo il trasloco della Fiera. Al suo posto, CityLife, il raggruppamento di imprese e progettisti vincitore della gara internazionale lanciata per l'area, realizzerà entro il 2014 un progetto urbanistico innovativo per Milano, il cui simbolo sono diventati i tre grattacieli circondati da vetro e da acqua.
Quali risultati economici sono previsti per il futuro della Fiera, una volta ultimata?
Nella trasformazione ha certamente giocato un ruolo chiave l'interesse per lo sviluppo del business fieristico: l'obiettivo è dunque di incrementare sia il portafoglio di fiere ospitate a Fiera Milano, uno dei più grandi operatori economici lombardi, sia la ricaduta economica diretta sul territorio, che oggi è di oltre 2 miliardi di euro l'anno. Da alcuni studi fatti da Fondazione Fiera Milano insieme con il CERTeT ( Centro di Economia, Regionale, Transporto e Turismo) dell'Università Bocconi, il sistema espositivo organizzato su due poli (il Nuovo Polo in costruzione a Rho-Pero e il Polo Urbano a Milano) a regime produrrà ricchezza a livello regionale per 4,3 miliardi di euro , attivando oltre 42.700 posti di lavoro .
A quanto ammontano gli investimenti impiegati nella trasformazione?
L'investimento di Fondazione Fiera Milano è stato ingente, perché il Nuovo Polo è un progetto totalmente autofinanziato. Abbiamo stimato un investimento di circa 900 milioni di euro, interamente a carico della Fondazione, che comprende la realizzazione del Nuovo Polo, l'acquisto delle aree di Rho-Pero e il trasferimento dell'attività fieristica da Milano al Nuovo Polo. Le linee di credito ci sono state concesse da un pool di banche guidato da Banca Intesa, e le sue fonti di rimborso sono collegate, oltre alla capacità di autofinanziamento derivante dalla gestione ordinaria, a operazioni straordinarie quali gli introiti ottenuti dalla quota OPV e OPS della quotazione in borsa di Fiera Milano Spa e dalla vendita di circa due terzi dell'attuale quartiere espositivo.
Fiera Milano come motore di sviluppo sul territorio: qual è il rapporto oggi di Fondazione Fiera con la città di Milano e con il suo intorno?
In quasi un secolo di vita, crescendo fino a raggiungere le dimensioni di oggi, la Fiera è diventata un meccanismo sempre più complesso, da governare con grande equilibrio in tutte le sue manifestazioni. E poi è una delle istituzioni che più caratterizzano Milano, dopo il Duomo e la Scala: come si può non desiderare che la Fiera cresca, che faccia un salto di qualità a livello internazionale? Anche dal nuovo sistema fieristico milanese comincia il rilancio di Milano: un fattore di accelerazione e di rinnovamento di una comunità che non è più soltanto Milano o la Lombardia, ma l'Italia intera.
La "chiave" di interpretazione vincente è stata capire che, più che di "fiera" in senso stretto, ci saremmo dovuti occupare di territorio. Di economia del territorio e delle sue relazioni. Sarebbe stato fuorviante partire da un approccio aziendale, da "fieristi", ovvero pensare prima all'impresa. Un errore tanto più grave perché la fiera a sua volta si occupa di altre imprese, "produce" indotto, innovazione, scambi, cultura: una rete complessa che sviluppa a livello locale un forte indotto diretto e rappresenta un centro di competitività per il Paese, a livello internazionale.
Milano ha superato la sua crisi d'identità? Nel paragone con altre metropoli europee in che cosa consiste la sua peculiarità? Come la Fiera vuole documentarla?
La scelta di intraprendere, come Fondazione Fiera Milano, il processo di trasformazione del sistema fieristico milanese è nata anche dall'esigenza di fare qualcosa per Milano. Una città che ha rischiato - un rischio che oggi pare scongiurato, visto il numero di nuovi progetti in corso e l'interesse di coloro che fanno opinione per le sorti della città - di essere una grande esclusa dai circuiti internazionali, oltre che di perdere posizioni rispetto alle altre città italiane, sia in termini di vivibilità, sia di cultura ma soprattutto in termini di attrattività economica. Perché Milano vive sul mondo degli affari e della finanza; è una città del business, dove, tra gli altri snodi d'eccellenza, svolge un ruolo rilevante proprio la macchina della Fiera. Un ruolo di eccellenza da oltre ottant'anni, in cui l'evoluzione della cultura dello scambio fieristico si è intrecciata con la storia d'Italia e dei suoi contatti col resto del mondo, che l'Archivio storico di Fiera Milano, recentemente riportato alla luce, documenta con grande precisione.
Oggi il Nuovo Polo di Fiera Milano è ultimato e ospita le prime manifestazioni. Da domani inizia il trasloco graduale di tutte le grandi manifestazioni di Fiera Milano, e il sistema comincerà a operare a regime. Quali sono stati i fattori di successo dell'operazione?
Innanzitutto il metodo: Fondazione Fiera Milano interagisce con il territorio utilizzando un modello di business "a rete" e al tempo stesso un modello innovativo di gestione delle grandi opere. Un sistema di alleanze tra soggetti economici contigui e rappresentanze istituzionali, in cui ciascuno ha dato il proprio contributo e ricevuto dei vantaggi in termini di sviluppo o di governance del territorio. Un metodo che ha permesso a Fondazione Fiera Milano di tenere le fila di un progetto tanto articolato e complesso, da trasformare radicalmente il territorio, l'economia e la società della sua Regione.
Tutto questo si è reso possibile per due ragioni: in primo luogo il coordinamento e la condivisione di responsabilità con le Istituzioni. Un rapporto di sussidiarietà reale tra FFM e i suoi referenti istituzionali, sia a livello locale sia a livello di Paese. Una sussidiarietà intesa come collaborazione tra soggetti e non di delega al privato di ciò che lo Stato o gli enti locali da soli non riescono a fare. In secondo luogo ha contato molto il ruolo attivo della finanza, che ha reso possibile questo progetto dandogli fiducia. È una nuova finanza, quella cui viene richiesto di intervenire sui grandi progetti con un capitale di rischio facendo rispettare risultati e conti economici; una finanza che ha dato fiducia a una forma di imprenditoria sana, ai suoi metodi trasparenti.
Il metodo ha dunque funzionato? Quali sono stati i risultati di questa esperienza di trasformazione del sistema fieristico milanese?
Il primo risultato è stato quello di una crescita complessiva di tutta la rete: da un lato l'impresa Fiera viene valorizzata dalla nuova struttura. Leader di settore per numero di spazi venduti, Fiera Milano è oggi all'avanguardia non solo dal punto di vista del servizio espositivo, ma anche per ricerca estetica, accoglienza e dotazione infrastrutturale sul territorio. Dall'altro lato, le imprese lombarde e quelle italiane potranno godere di una struttura ancora più competitiva nel mondo.




