Intervista a Claudio Artusi, amministratore delegato di Sviluppo Sistema Fiera, nei giorni di inaugurazione del Nuovo Polo fieristico di Rho-Pero
Il Nuovo Polo di Fiera Milano: un grande progetto infrastrutturale che nasce in tempi brevi e con modalità innovative. Come è cominciata questa avventura?
L'obiettivo era di trasformare l'antica Fiera di Milano in un sistema fieristico bipolare, con una grande e nuova struttura proprio lì, tra Rho e Pero, al posto della ex raffineria Agip, e con un polo a Milano, di dimensioni ridotte rispetto all'area attuale. Un'area, quest'ultima, che sarebbe stata ceduta per i due terzi, dopo un grande progetto di riqualificazione urbanistica e una gara internazionale. Questo per quanto riguarda il Nuovo Polo. Per quanto riguarda me, invece, questa "avventura" inizia quando Luigi Roth, presidente della Fondazione, mi chiama con sé a guidare Sviluppo Sistema Fiera Spa, la neonata società di engineering e contracting che avrebbe seguito la trasformazione dell'intero sistema fieristico milanese.
Perché una struttura fieristica così grande? E come mai a Rho-Pero?
Così si presentava la situazione: da molti anni si parlava della trasformazione o spostamento del sistema fieristico milanese. Fiera Milano, in competizione con altri sistemi fieristici più moderni, in Europa e nel mondo, aveva bisogno di un quartiere più ampio, più funzionale e lontano dal centro città; ma anche di una nuova qualità di business. In più, la città di Milano aveva un'esigenza di vivibilità: non poteva reggere ancora per molto l'impatto delle manifestazioni fieristiche pesanti, sia per l'incremento del traffico urbano ed extraurbano, sia per i suoi delicati equilibri. Queste difficoltà e le inadeguatezze delle infrastrutture del vecchio quartiere avrebbero progressivamente danneggiato ottant'anni di tradizione e di eccellenza fieristica.
Ben prima del 2000, si parlava di ricollocazione. Della ricerca di un luogo "nuovo", adatto a ospitare la Fiera. Un punto strategico, facilmente collegabile con la città di Milano e con le grandi vie di comunicazione internazionale; un terreno libero, pur in una zona ad alta densità industriale, sufficientemente vasto da ospitare la struttura fieristica con le infrastrutture correlate. Questo luogo infine fu individuato, a nord ovest di Milano e a circa dieci chilometri dalla fiera attuale: l'area dove sorgeva l'ex raffineria Agip di Rho-Pero, più altri appezzamenti circostanti: una superficie fondiaria di oltre 2 milioni di metri quadrati che rispondeva alle caratteristiche richieste, nonostante fosse da bonificare. Alla fine del 2000, il progetto sembra pronto per partire, grazie anche all'Accordo di Programma del 1994. Il metodo è delineato: realizzare il Nuovo Polo, cedere i due terzi del vecchio quartiere milanese e conservarne una parte - il Polo Urbano - a destinazione fieristica e congressuale.
Quali sono stati gli snodi "chiave" del progetto?
Il progetto del Nuovo Polo di Fiera Milano, sin dall'inizio, si è delineato come una delle grandi opere più importanti del nostro Paese e a livello internazionale; certamente la più rilevante nel settore fieristico e degli scambi.
Fondazione Fiera Milano, con Sviluppo Sistema Fiera, ha avuto successo grazie a tre elementi essenziali. Il primo: una strategia che ha ripensato completamente il sistema fieristico, con un'attenta valutazione e gestione manageriale della complessità del progetto. Il secondo: il lavoro in team. La capacità, cioè, di creare delle coesioni forti tra le persone, tra le aziende e le stesse istituzioni, per costruire davvero un progetto sentito e comune. Da ultimo, e come conseguenza di questi due primi elementi, l'innovazione nel metodo di realizzazione di una grande opera: già l'utilizzo per la prima volta in Italia del General contractor lancia un segnale assai forte rispetto al passato.
Che cosa significa managerialità nella gestione di una grande opera? È questo l'elemento che è mancato fino a oggi in Italia?
Nel caso specifico, credo che questo sia stato il fattore differenziante rispetto ad altre situazioni analoghe, perché ha portato un approccio manageriale in campi che ne erano assolutamente sprovvisti. Quello fieristico, appunto, ma anche quello immobiliare e delle grandi opere.
Fondazione Fiera Milano, creando Sviluppo Sistema Fiera, compie la scelta di affidare a una sua controllata la responsabilità dell'operazione nel suo complesso e concentra in una struttura esclusivamente operativa tutte le fasi di realizzazione, per renderle più efficienti ed efficaci. Sviluppo Sistema Fiera rappresenta il " committente" Fondazione Fiera Milano, e la sua missione è strategica e progettuale al tempo stesso, con un compito di alta sorveglianza nei confronti degli impegni presi. Il punto di forza, sia per Fondazione sia per Sviluppo Sistema, è stato valutare i rischi possibili e anticipare le soluzioni per governarli, senza reti di sicurezza né casi precedenti da imitare.
Quali rischi presentava l'operazione?
Per comprendere la complessità dell'opera, bisogna immaginare c inquanta stadi di San Siro uno accanto all'altro. Questa, pressappoco, la dimensione del Nuovo Polo, situato proprio sull'asse che collega Milano all'aeroporto internazionale di Malpensa. Una zona densa di traffico, che ancor prima di cominciare i lavori aveva già problemi di infrastrutture viarie, cui si sommavano l'impatto di un cantiere prima e di una grande fiera poi. L'area scelta era inquinata e da bonificare. Fondazione Fiera Milano, inoltre, appena nata, doveva conquistare credibilità sul mercato e non disponeva dei mezzi economici sufficienti e non aveva accesso a finanziamenti pubblici. Ciò che ha reso quest'operazione particolarmente complessa, dunque, è stato in tutti i sensi la sua dimensione , sia in senso fisico ed economico, sia organizzativo e politico .
Il Nuovo Polo di Fiera Milano ha coinvolto numerosi attori. Il lavoro è stato lavoro di tutti, il successo è successo di tutti. Come si è sviluppata questa collaborazione?
Parlare di team sembra quasi troppo poco, per raccontare questa esperienza. I team sono stati molti, e tutti hanno lavorato intensamente, con tempi ristretti all'osso ma con grande precisione: in primo luogo Sviluppo Sistema Fiera, un'azienda che si è creata a partire dal "caso" Nuovo Polo e che ha costituito un gruppo tecnico e di controllo affiatato ed eccellente nei risultati. A sua volta ha dovuto lavorare in team con il General contractor e la sua società consortile, NPF, ma anche con le imprese chiamate dalle istituzioni a realizzare le infrastrutture di collegamento. Ma il team forte, che ha governato il tutto, è stato quello che ha legato Fondazione Fiera Milano e Sviluppo Sistema Fiera tra loro, in primo luogo, e poi con le istituzioni. Questo ha prodotto reciprocità, responsabilità e collaborazione.
L'innovazione è stata quindi una scelta "obbligata"?
Bisognava fare qualcosa di completamente diverso dal passato, coinvolgere, stupire, cercare esperienze analoghe fuori dai confini, imparare e sperimentare nuove possibilità. In una parola, innovare. Su tutti i fronti importanti.
I mezzi tradizionali non avrebbero consentito di uscire dalle eventuali impasse : bisognava ampliare lo sguardo, utilizzare metodi nuovi appresi da altri, all'estero, interrogarsi su altre best practices . Una di queste è stata proprio il General contractor, forse quella principale e più innovativa. Contemporaneamente bisognava fare in modo che gli interessi di tutti si conciliassero. Se una soltanto di queste variabili fosse sfuggita al controllo, tutto il sistema sarebbe andato in crisi.
Qualche esempio per capire meglio l'innovazione nel metodo di realizzazione del Nuovo Polo?
Il cuore del metodo applicato al Nuovo Polo di Fiera Milano è stato introdurre elementi di discontinuità in un sistema complesso a molte variabili: Fondazione Fiera Milano e Sviluppo Sistema Fiera, nelle fasi più critiche, hanno impiegato soluzioni audaci e innovative. Che si sono rivelate gli snodi principali dell'intero progetto di trasformazione, non solo della realizzazione del Nuovo Polo.
A cominciare dal terreno, che aveva ospitato per decenni una raffineria Agip. Anni in cui la sensibilità per l'ambiente e per la sostenibilità dei progetti industriali non era certo elevata. È stata necessaria una lunga opera di bonifica del terreno e della falda che ha restituito alla comunità una porzione di territorio pulito, libero da agenti inquinanti. In più, bisognava cercare un modo per aprire il cantiere in condizioni di sicurezza prima che la bonifica fosse terminata. L'area è stata divisa in due lotti: terminata la bonifica sul primo, è stato possibile cominciare a lavorare. Un caso "unico", che ha accelerato i tempi ma non ha mancato di complicare i processi sia da un punto di vista di controllo dei rischi, sia per la presenza contemporanea delle due attività.
Quanto contava, per Fondazione Fiera Milano, rispettare i tempi e i costi previsti dell'operazione?
Il rispetto dei tempi, insieme alla certezza dei costi erano essenziali: il Nuovo Polo è un progetto autofinanziato da Fondazione Fiera Milano, per un valore di circa ottocento milioni di euro compreso l'acquisto delle aree . Una parte delle risorse finanziarie sarebbero venute dalla successiva valorizzazione e vendita dei due terzi del quartiere fieristico storico, ma per cominciare a costruire era necessario ricorrere al credito bancario . Un rigoroso piano industriale ha convinto un pool di banche guidato da Banca Intesa a dare fiducia al progetto e al suo promotore: un atteggiamento "imprenditoriale" del sistema creditizio certamente non usuale, così come lo è stato il ricorso alla Borsa: Fiera Milano Spa, una società del Gruppo di Fondazione Fiera Milano, è stata la prima fiera a quotarsi in Borsa, con soddisfazione dei suoi azionisti. Il rispetto degli impegni finanziari doveva dunque essere un must , così come lo sarebbero state le scadenze di consegna della nuova struttura.
Che cos'è e come funziona il modello contrattuale del General contractor?
Mutuando un sistema contrattuale già in uso in altri Paesi, Fondazione e Sviluppo Sistema lanciano - per la prima volta in Italia - una gara per l'assegnazione dei lavori a un General contractor, un raggruppamento unico di imprese, responsabile effettivo della struttura. Dapprima il mercato ha avuto una reazione interlocutoria, scettica; nonostante questo, alla gara - vinta dal gruppo di società Astaldi, Pizzarotti & C. e Vianini Lavori, su progetto dell'architetto Massimiliano Fuksas - hanno partecipato grandi nomi dell'imprenditoria e dell'architettura, italiani ed europei. Per il Nuovo Polo di Fiera Milano, tuttavia, esisteva un progetto già pronto. La soluzione più scontata sarebbe stata di affidarlo, così com'era, a un'impresa costruttrice: idea subito accantonata. La severa selezione del General contractor, invece, e la qualità dei progetti presentati, ci hanno dimostrato che ricercare la bellezza, l'emblematicità, l'impatto estetico oltre che funzionale di una grande opera è una scelta vincente. "Fare le cose belle non costa molto di più che fare le cose brutte", ci siamo detti allora. Io ne sono convinto ancora oggi.
Il General contractor si è impegnato a fornire un progetto di qualità, a realizzarlo e a fare la manutenzione della struttura per cinque anni, con un contratto che definiva a priori e in modo tassativo i costi e i tempi dell'opera . Tempi davvero molto brevi: trenta mesi dall'inizio dei lavori. La posa della prima pietra del Nuovo Polo è stata il 6 ottobre 2002. L'inaugurazione, il 31 marzo 2005.
Il ruolo cardine delle istituzioni: un'altra importante innovazione?
Questa sfida, Fondazione Fiera Milano e Sviluppo Sistema Fiera non l'hanno affrontata da sole. Al loro fianco le istituzioni, la Regione Lombardia, la Provincia, i Comuni di Milano, di Rho e di Pero. Un progetto come il Nuovo Polo di Fiera Milano non sarebbe stato possibile se non fosse stato inserito in un piano di sviluppo complessivo del territorio. Ha trasformato l'area nord ovest di Milano, con un impatto economico su tutta la comunità. Sin dall'Accordo di Programma del 1994, con l'istituzione del Collegio di Vigilanza, una "cabina di regia" con pieni poteri di guida, il privato e il pubblico hanno lavorato insieme, per il bene del territorio, ritrovandosi ogni volta fosse necessario prendere una decisione o risolvere un problema. Anche sotto il profilo della governance, il Nuovo Polo è stato emblematico. Così come l'impegno delle istituzioni locali a realizzare le infrastrutture di accesso e di collegamento: strade e autostrade, la metropolitana, la ferrovia. Senza queste opere, la grande struttura sarebbe stata solo una scatola vuota e inutile.




