Un team di “alta sorveglianza” per garantire tempi e qualità, superando i problemi
Convegno Progetto Città
"alta sorveglianza"
A conclusione di una giornata di inaugurazione densa di eventi, Sviluppo Sistema Fiera e Foster Wheeler italiana hanno organizzato un breve incontro sul tema dell'alta sorveglianza adottata nella costruzione del Nuovo Polo Fiera di Milano.
Maurizio Alessandro , direttore operativo di Sviluppo Sistema Fiera , ha delineato il quadro delle rispettive competenze tra il committente (Sviluppo Sistema Fiera) e il General Contractor. «Come committenti dovevamo garantire il piano finanziario con precisione, reperire il terreno e renderlo agibile per la costruzione con una bonifica, esplicitare le caratteristiche funzionali, prestazionali e tecniche dell'opera a chi doveva progettare e costruire, ottenere le concessioni, approvare il progetto presentato e quindi verificare, sul campo, la rispondenza tra quanto concordato e quanto realizzato». Al General Contractor spettavano invece la realizzazione del progetto presentato e risultato vincente in una gara internazionale e la risoluzione dei problemi di gestione del cantiere - approvvigionamenti, modifiche del progetto per necessità strutturali, gestione del personale e delle collaborazioni -. A monitorare l'andamento dell'accordo sui due fronti è stato un team integrato, chiamato “ team alta sorveglianza ” i cui compiti essenziali sono stati analizzare il progetto e la sua congruenza con l'accordo, verificare il rispetto dei tempi stendendo dei report mensili ed effettuando un costante monitoraggio sia nel cantiere del Nuovo Polo sia rispetto allo sviluppo delle infrastrutture esterne - in particolare la nuova fermata metropolitana e gli svincoli autostradali -.
Gianluigi Lassini , direttore del progetto Foster Wheeler Italiana, intervenendo al convegno ha ricordato come solo l'attenta programmazione dei tempi e la capacità complessiva del progetto di adottare metodologie procedurali innovative per l'Italia, anche nel cantiere, ha permesso di raggiungere gli scopi prefissati superando le innumerevoli problematiche che un cantiere di questa ampiezza presenta. In particolare Lassini ha spiegato come il trattamento termico delle aree a maggiore contaminazione dell'ex raffineria, trattate con un metodologia sperimentata negli Stati Uniti, sia stato frutto di una scelta strategica condivisa e monitorata in modo congiunto che ha permesso di ottenere il risultato di bonificare l'area senza creare alcuna forma di attrito con le popolazioni circostanti. Un risultato di particolare rilevanza, considerato che l'intera superficie di terreni da bonificare è stata trattata nei confini della ex raffineria senza alcuna circolazione esterna dei materiali da bonificare.



